L’Agenda Lgbt continua a permeare le azioni e le politiche delle nostre istituzioni, in particolare dell’Unione Europea che, nonostante il cambio – seppur non radicale – di esponenti dopo le ultime elezioni, continua a virare più sulle sponde progressiste. L’ultima azione avverrà oggi, con la plenaria del Parlamento Europeo che voterà una Raccomandazione della Commissione Libe sul “Rafforzamento della sicurezza delle carte d’identità dei cittadini dell’Unione e dei titoli di soggiorno rilasciati ai cittadini dell’Unione e ai loro familiari che esercitano il diritto di libera circolazione”, nel quale il riferimento al sesso biologico è del tutto scomparso, a vantaggio di un’opzione di scelta camaleontica del proprio genere.

I dettagli pro gender del documento

Il testo approntato dalla Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE)  e che risale al dicembre 2024 ma, appunto, soltanto oggi sbarca in Plenaria – al punto 23 afferma esplicitamente che «se uno Stato membro include il genere di una persona in tale documento, dovrebbero essere utilizzate le specifiche “F”, “M” o “X”». Di qui, anche in relazione all’acquisizione degli identificatori biometrici, si esortano gli Stati membri all’opportunità di «tenere conto di considerazioni specifiche relative al genere e alle esigenze specifiche dei minori e delle persone vulnerabili», lasciando chiaramente trasparire come anche per i più piccoli ormai il sesso alla nascita non sia da considerarsi quale elemento costitutivo e determinante l’identità della persona, bensì come un fattore eventualmente mutevole nel tempo secondo l’orientamento e il gusto del momento. Al Capo II, articolo 3, comma 2 dello stesso documento si legge ancora che «la designazione del genere di una persona è facoltativa». In questo modo, dietro il pretesto che tale indicazione sarebbe soltanto discrezionale, e dunque opzionale e non obbligatoria, i paladini della fluidità e neutralità di genere impongono di fatto sotto l’ombrello di un’apparente democraticità una tesi ideologica che non ha alcun aggancio nel dato biologico di realtà.

Per l’Europa la priorità è il genere “X”

Insomma, oltre che preoccuparsi di implementare la tutela dei dati sensibili dei cittadini europei per evitare frodi e furti d’identità sembra che, offrendo la possibilità di definirsi ‘X’, vi sia un’altra e più importante priorità da parte dei promotori del documento afferenti all’area sedicente democratica della sinistra europea, ossia quella di inserire il genere neutro e la fluidità del cambio di genere sulle carte d’identità dei cittadini europei. D’altra parte sostituire la parola ‘sesso’ con ‘genere’ non è solo una questione banalmente terminologica, ma designa una precisa scelta di campo che, attraverso la neolingua, intende minare alle fondamenta la realtà biologica costitutiva della persona. Il tutto per alimentare quella deriva ideologica secondo la quale l’identità non sarebbe un dato oggettivo incontrovertibile, bensì un elemento fluido e variabile in base all’autopercezione momentanea del proprio Sè.

Come voteranno gli eurodeputati italiani

Purtroppo  – lo si è detto in apertura – l’Europarlamento non ha avuto una vera e propria rivoluzione dopo le ultime elezioni di giugno 2024, ma è anche vero che sicuramente il vento ha iniziato a cambiare con l’ingresso, o l’incremento, di una larga fetta di parlamentari di stampo conservatore e molto più attenti ai temi valoriali quali la vita e la famiglia. Prova sono stati anche i 20 sottoscrittori del Manifesto di Pro Vita & Famiglia onlus eletti al Parlamento UE ed è proprio a loro – ma anche, in generale, a tutti gli eurodeputati italiani, soprattutto afferenti a quelle posizioni da sempre in difesa dei valori – che chiediamo e dai quali ci aspettiamo un voto contrario a questa raccomandazione.

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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